riporto la lettera di Umberto Guidoni , parlamentare europeo, a proposito della nuova normativa quadro sui rifiuti che sarà discussa tra poche settimane in sessione plenaria.
Come si vede rimane di fondamentale importanza aderire all'appello "stop waste incineration"
Cari tutti,
vi ringrazio per aver mandato moltissime mail in merito a questo argomento. Sono contento di vedere cittadini che si mobilitano per migliorare la qualità di vita e, quindi, l'ambiente che che ci circonda.
Ormai da qualche anno mi occupo, insieme ad altri parlamentari europei, di ambiente, della sua tutela e delle stategie che promuovono lo sviluppo sostenibile.
Pochi giorni fa, la commissione Ambiente del Parlamento europeo ha adottato il rapporto, redatto dalla deputata Caroline Jackson (Regno Unito, Popolari), sulla proposta di una nuova direttiva quadro sui rifiuti. Sono stati adottati una serie di emendamenti presentati dal gruppo dei Verdi che, insieme a quelli presentati dal gruppo Socialista e dalla Sinistra Unitaria europea, rafforzano la prevenzione, il riutilizzo e il riciclo dei rifiuti.
Si è riusciti a non far considerare gli inceneritori, indipendentemente dal loro grado di efficienza energetica, come una forma di recupero.
Siamo riusciti a sventare il tentativo fortemente voluto dalla Commissione e dalle lobby di far passare l'incenerimento come un processo virtuoso di recupero di energia e poter così accedere, come accade ancora in vari Stati membri tra i quali anche l'Italia, a soldi e incentivi che dovrebbero essere destinati alle vere energie rinnovabili.
Di particolare rilevanza è stata l'adozione di una gerarchia dei rifiuti, costituita da 5 livelli e con un ordine di priorità ben preciso. Gli Stati membri si devono impegnare per la prevenzione e la riduzione dei rifiuti, il riutilizzo, il riciclaggio(e altre forme di recupero) e, ultima istanza, lo smaltimento dei rifiuti, purchè avvenga in modo sicuro ed ecologico.
Altro successo è stato conquistato con la definizione di obiettivi di riduzione e di riciclaggio ben precisi: il 50% dei rifiuti domestici e il 70% di quelli delle costruzioni e degli industriali devono essere riciclati.
Tra alcune settimane, il Parlamento europeo, riunito in sessione plenaria, dovrà definitivamente approvare la direttiva. Nei pochi giorni che mancano, dobbiamo intensificare gli sforzi affinché i buoni risultati raggiunti in Commissione Ambiente non vengano sviliti e affinché i punti maggiormente problematici vengano migliorati. Vi terrò aggiornati sull'esito del voto finale.
Come saprete, infine, la Corte di Giustiza europea ha condannato l'Italia per il mancato rispetto della normativa europea in materia di discariche: l'ennesima condanna che l'Italia subisce in materia ambientale. La Commissione monitorerà l'adeguamento del nostro Paese alla sentenza, in caso contrario ci sarà una procedura d'infrazione che prevede multe dai 10 milioni di euro in su.
Noi continueremo a fare il nostro lavoro, con il massimo impegno e dedizione. Lotteremo con grande passione, propria di chi ha a cuore le sorti del Paese, consapevoli di rappresentare in Europa un popolo che ha voglia di cambiare e che si impegna per costruire un futuro migliore.
Un caro saluto,
Umberto Guidoni
17-apr-2008 16.38
venerdì 18 aprile 2008
giovedì 20 marzo 2008
PETIZIONE: RACCOLTA DIFFERENZIATA a NAPOLI SUBITO!!!
E' possibile che una petizione on-line possa influenzare il
comportamento del Comune e di ASIA ?
SI ! se in molti la firmano e la FANNO FIRMARE !
la petizione è ospitata su:
http://gopetition.com/petitions/napoli-differenziata-subito.html
ed ha una pagina su:
http://differenziatanapoli.blogspot.com
dove è possibile anche sviluppare un po' di dibattito su come portarla avanti.
comportamento del Comune e di ASIA ?
SI ! se in molti la firmano e la FANNO FIRMARE !
la petizione è ospitata su:
http://gopetition.com/petitions/napoli-differenziata-subito.html
ed ha una pagina su:
http://differenziatanapoli.blogspot.com
dove è possibile anche sviluppare un po' di dibattito su come portarla avanti.
lunedì 3 marzo 2008
commenti al piano del Comune di Napoli per le RD
Mi sono letto il piano del Comune di Napoli per le Raccolte Differenziate , e, a parte il fatto che non si capisce perchè da una parte dicono di tendere a "rifiuti zero" e dall'altra si fermano, nel 2012, a coinvolgere 676.000 cittadini nella "raccolta integrata", mi sembra mancare di strumenti operativi ( decreti, ordinanze ... ) per cui occorrerà vigilare e premere finchè non vengono messi in atto.
nel merito ho un paio di osservazioni specifiche:
viene assunto per il primo anno il limite di 60.000 persone per la raccolta differenziata dell'umido dicendo che non ci sono impianti di compostaggio, ma in realtà gli impianti di CDR possono tranquilamente trattare il rifiuto organico ( la famosa FOS - Frazione Organica Stabilizzata - si chiama così perchè proviene da materiali organici contaminati, ma il processo di produzione è lo stesso del compost )
il piano non fa cenno alla possibilità di compostaggio domestico o condominiale con riduzione della tariffa, che, per alcune zone ( Posillipo, Scampia …) potrebbe essere praticabile.
rimane secondo me valida la proposta dell'"università del compostaggio"
per quanto riguarda l’informazione sulle specifiche modalità di raccolta, oltre all’ovvio opuscolo con le istruzioni da distribuire a tutti, proporrei un dvd con una spiegazione fatta da qualche noto attore locale, da distribuire ai portieri, alle parrucchiere, alle salumerie... oltre che, ovviamente , ai vari comitati di cittadini.
per le scuole la cosa più importante è organizzare le visite agli impianti e, dove possibile, il compostaggio fatto a scuola. Magari stimolare con un concorso resoconti video/fotografici ( così lo vedono anche le altre classi e i genitori )
Il materiale informativo di carattere più generale ( come funzionano gli impianti, perchè fare la raccolta differenziata, le esperienze più avanzate in giro per il mondo... ) avrebbe più senso che lo producesse direttamente l'assessorato Regionale .
nel merito ho un paio di osservazioni specifiche:
viene assunto per il primo anno il limite di 60.000 persone per la raccolta differenziata dell'umido dicendo che non ci sono impianti di compostaggio, ma in realtà gli impianti di CDR possono tranquilamente trattare il rifiuto organico ( la famosa FOS - Frazione Organica Stabilizzata - si chiama così perchè proviene da materiali organici contaminati, ma il processo di produzione è lo stesso del compost )
il piano non fa cenno alla possibilità di compostaggio domestico o condominiale con riduzione della tariffa, che, per alcune zone ( Posillipo, Scampia …) potrebbe essere praticabile.
rimane secondo me valida la proposta dell'"università del compostaggio"
per quanto riguarda l’informazione sulle specifiche modalità di raccolta, oltre all’ovvio opuscolo con le istruzioni da distribuire a tutti, proporrei un dvd con una spiegazione fatta da qualche noto attore locale, da distribuire ai portieri, alle parrucchiere, alle salumerie... oltre che, ovviamente , ai vari comitati di cittadini.
per le scuole la cosa più importante è organizzare le visite agli impianti e, dove possibile, il compostaggio fatto a scuola. Magari stimolare con un concorso resoconti video/fotografici ( così lo vedono anche le altre classi e i genitori )
Il materiale informativo di carattere più generale ( come funzionano gli impianti, perchè fare la raccolta differenziata, le esperienze più avanzate in giro per il mondo... ) avrebbe più senso che lo producesse direttamente l'assessorato Regionale .
venerdì 29 febbraio 2008
Il compostaggio a scuola
Riporto volentieri il resoconto di questa esperienza sul compostaggio da poco iniziata al 91° circolo didattico di Napoli (via Zanfagna, zona Fuorigrotta ) grazie alla collaborazione del comitato "terra-terra" . chi fosse interessato può contattare Francesca Saudino 3387107140
Per dare un segnale concreto di risposta, ai bambini e alla città, rispetto all’emergenza rifiuti a Napoli, il 91° circolo didattico insieme ad alcuni cittadini attivi sul tema del riciclo dell’umido e del compostaggio, ha organizzato un’esperienza didattica per il recupero dei residui organici della refezione scolastica al fine di sperimentare tutti insieme come dai “rifiuti” sia possibile recuperare sostanze indispensabili per il nutrimento della terra.
Nella scuola, comunità educativa, non ci limitiamo a parlare di riciclo, bensì sperimentiamo insieme un percorso fatto di gesti semplici e anche “divertenti” come scendere nel cortile, raccogliere le foglie secche ecc che acquistano valore formativo se gli adulti che accompagnano i bambini li aiutano a completare il percorso: se i bambini vedranno il concime, le aiuole fiorite, gli ortaggi maturi, certamente avranno più amore per il pianeta, più conoscenze sulla raccolta differenziata e voglia di continuare a farla!

I bambini, guidati dagli insegnanti, stanno recuperando ciò che avanza dopo il pasto riponendolo nella compostiera autocostruita e situata nel giardino della scuola. In un primo momento i bambini hanno raccolto il rifiuto organico, interrogandosi sui motivi del gesto, il giorno successivo hanno assistito alla costruzione della compostiera, realizzata con una rete metallica a maglie quadre da un centimetro, sistemata a forma di cilindro e ricoperta con una rete e con un coperchio di plastica.

Ora ogni classe recupera lo scarto organico il lunedì e il mercoledì dopo aver mangiato e lo raccoglie in un apposito sacchetto, dopodiché a turno, aiutati dagli insegnanti e dal personale non docente che con grande impegno stanno portando avanti l’esperienza, i bambini versano il contenuto del sacchetto nell’apposita compostiera, insieme con i resti verdi e secchi del giardino.


La scelta di affiancare al recupero di plastica e carta, già attivo da anni nella scuola, il recupero dell’organico nasce dall’idea che tale residuo rappresenta da un lato la parte più fastidiosa dei rifiuti perché mischiandosi e sporcando il rifiuto secco (carta, plastica, vetro ecc) ne impedisce il riciclo e degradandosi produce puzza, attira animali, può essere fonte di malattie. Dall’altro, tuttavia, è anche la parte più ricca e facilmente riutilizzabile dei rifiuti, a vantaggio dell’equilibrio ecologico del pianeta. Infatti mentre l’uso dei concimi chimici sta impoverendo i terreni, il concime prodotto a partire dalla materia organica al contrario contribuisce al loro nutrimento. Inoltre la parte organica, a parere degli esperti, rappresenta circa il 35% del rifiuto urbano. Pertanto, questa esperienza didattica, semplice ed efficace, contribuisce in concreto a ridurre la quantità di rifiuti da riporre nei cassonetti in strada.
Speriamo che questa proposta possa essere uno spunto per altre scuole e per l’amministrazione pubblica.
Per dare un segnale concreto di risposta, ai bambini e alla città, rispetto all’emergenza rifiuti a Napoli, il 91° circolo didattico insieme ad alcuni cittadini attivi sul tema del riciclo dell’umido e del compostaggio, ha organizzato un’esperienza didattica per il recupero dei residui organici della refezione scolastica al fine di sperimentare tutti insieme come dai “rifiuti” sia possibile recuperare sostanze indispensabili per il nutrimento della terra.
Nella scuola, comunità educativa, non ci limitiamo a parlare di riciclo, bensì sperimentiamo insieme un percorso fatto di gesti semplici e anche “divertenti” come scendere nel cortile, raccogliere le foglie secche ecc che acquistano valore formativo se gli adulti che accompagnano i bambini li aiutano a completare il percorso: se i bambini vedranno il concime, le aiuole fiorite, gli ortaggi maturi, certamente avranno più amore per il pianeta, più conoscenze sulla raccolta differenziata e voglia di continuare a farla!
I bambini, guidati dagli insegnanti, stanno recuperando ciò che avanza dopo il pasto riponendolo nella compostiera autocostruita e situata nel giardino della scuola. In un primo momento i bambini hanno raccolto il rifiuto organico, interrogandosi sui motivi del gesto, il giorno successivo hanno assistito alla costruzione della compostiera, realizzata con una rete metallica a maglie quadre da un centimetro, sistemata a forma di cilindro e ricoperta con una rete e con un coperchio di plastica.
Ora ogni classe recupera lo scarto organico il lunedì e il mercoledì dopo aver mangiato e lo raccoglie in un apposito sacchetto, dopodiché a turno, aiutati dagli insegnanti e dal personale non docente che con grande impegno stanno portando avanti l’esperienza, i bambini versano il contenuto del sacchetto nell’apposita compostiera, insieme con i resti verdi e secchi del giardino.
La scelta di affiancare al recupero di plastica e carta, già attivo da anni nella scuola, il recupero dell’organico nasce dall’idea che tale residuo rappresenta da un lato la parte più fastidiosa dei rifiuti perché mischiandosi e sporcando il rifiuto secco (carta, plastica, vetro ecc) ne impedisce il riciclo e degradandosi produce puzza, attira animali, può essere fonte di malattie. Dall’altro, tuttavia, è anche la parte più ricca e facilmente riutilizzabile dei rifiuti, a vantaggio dell’equilibrio ecologico del pianeta. Infatti mentre l’uso dei concimi chimici sta impoverendo i terreni, il concime prodotto a partire dalla materia organica al contrario contribuisce al loro nutrimento. Inoltre la parte organica, a parere degli esperti, rappresenta circa il 35% del rifiuto urbano. Pertanto, questa esperienza didattica, semplice ed efficace, contribuisce in concreto a ridurre la quantità di rifiuti da riporre nei cassonetti in strada.
Speriamo che questa proposta possa essere uno spunto per altre scuole e per l’amministrazione pubblica.
mercoledì 13 febbraio 2008
L'università del compostaggio domestico
una proposta semplice semplice, economica, di grande efficacia, per creare rapidamente una consapevolezza diffusa e condivisa sul tema del compostaggio dei rifiuti organici.
Dove? in ogni parco cittadino, possibilmente alla Villa Comunale, a Città della Scienza.
Come ? in un'area ben indicata da apposita cartellonistica vengono piazzate venti/trenta compostiere di varia dimensione, ognuna associata a un condominio che si impegna a realizzare la raccolta dell'umido .
ASIA quotidinamente porta i bidoni dell'umido provenienti dai condomini e i giardinieri provvedono a caricare le compostiere (integrando con materiale verde del parco) e a sorvegliare il buon andamento del compostaggio.
Tutto il processo è coordinato e supervisionato da un'istituzione scientifica, ( a logica la più adatta dovrebbe essere l'orto botanico, ma poi dipende dalle circostanze... ) che studia il processo e produce materiale divulgativo in generale sulla raccolta dell'umido e in particolare per i condomini che volessero realizzare in proprio questa esperienza ( con riduzione della tariffa ) . In ogni caso è garantita sul posto la presenza di studenti universitari che partecipano al progetto e forniscono chiarimenti.
p.s. poi ti dici, ma com'è che un'idea così banale non l'ha ancora avuta nessuno ? fai una rapida ricerca e trovi che in Canada lo fanno dal 1990, alla faccia del genio italico !
Dove? in ogni parco cittadino, possibilmente alla Villa Comunale, a Città della Scienza.
Come ? in un'area ben indicata da apposita cartellonistica vengono piazzate venti/trenta compostiere di varia dimensione, ognuna associata a un condominio che si impegna a realizzare la raccolta dell'umido .
ASIA quotidinamente porta i bidoni dell'umido provenienti dai condomini e i giardinieri provvedono a caricare le compostiere (integrando con materiale verde del parco) e a sorvegliare il buon andamento del compostaggio.
Tutto il processo è coordinato e supervisionato da un'istituzione scientifica, ( a logica la più adatta dovrebbe essere l'orto botanico, ma poi dipende dalle circostanze... ) che studia il processo e produce materiale divulgativo in generale sulla raccolta dell'umido e in particolare per i condomini che volessero realizzare in proprio questa esperienza ( con riduzione della tariffa ) . In ogni caso è garantita sul posto la presenza di studenti universitari che partecipano al progetto e forniscono chiarimenti.
p.s. poi ti dici, ma com'è che un'idea così banale non l'ha ancora avuta nessuno ? fai una rapida ricerca e trovi che in Canada lo fanno dal 1990, alla faccia del genio italico !
martedì 12 febbraio 2008
Riciclare gli oggetti
Il criterio per differenziare i rifiuti non è assoluto, ma dipende da come è configurato il sistema di raccolta / riciclo /smaltimento; ad esempio, in una casa di campagna di qulche tempo fa, un rifiuto poteva appartenere a una di queste tre categorie: quelli che finivano nel camino, quelli da buttare nella concimaia, quelli messi da parte in attesa che passasse qualcuno a comperarli.
In Italia, l'attuale assetto del sistema di raccolta /riciclo/smaltimento è in massima parte determinato del famoso decreto Ronchi del 5 febbraio del 1997, che viene poi sostituito dalla quarta parte del D.L 3 aprile 2006, n. 152 che sostanzialmente ne mantiene l'impianto.
Anche se non troppo esplicitamente, il decreto individua nei fatti, nell'ambito dei rifiuti urbani, tre grosse categorie di materiali riciclabili: l'organico, i rifiuti da imballaggi, i beni durevoli.
Il rifiuto "umido" da destinare al compostaggio, è individuato nel punto "q" dell'art. 6 e nel punto "p" del comma 2 dell'art.18
La categoria alla quale viene dedicata più attenzione ( e che, in effetti, costituisce la frazione più abbondante dei rifiuti urbani ) è quella dei rifiuti da imballaggio, regolamentata negli artt. dal 34 al 43 del decreto Ronchi e negli artt.dal 217 al 226 del decreto 152 / 2006.
Per gestire questo tipo di rifiuto (bottiglie e flaconi di plastica, bottiglie di vetro, lattine, scatole di cartone...) viene costituito un apposito organismo, il CONAI che a sua volta si articola in 6 consorzi, ognuno dei quali si occupa di uno specifico materiale: carta, plastica, alluminio, acciaio, vetro , legno .
Il funzionamento del sistema è garantito dal contributo obbligatorio versato ai consorzi dai fabbricanti di imballaggi : il CONAI paga ai comuni il materiale che viene raccolto nelle campane, lo seleziona e a sua volta lo vende a chi lo ricicla ( o lo usa come combustibile ).
Anche se nella prospettiva di "rifiuti zero" non è il massimo, in quanto non favorisce la riduzione degli imballaggi monouso, questo sistema, dove correttamente applicato, permette di recuperare fino al 90 % degli imballaggi che vengono messi in circolazione.
Inoltre assorbe anche quelle frazioni di rifiuto che, pur non essendo imballaggi, sono composti da un unico materiale, come i giornali, le pentole, il legno, alcuni oggetti di plastica.
Nell'art. 44 il decreto Ronchi tratta invece dei "beni durevoli per uso domestico che hanno esaurito la loro durata operativa" stabilendo alcuni principi importanti tra cui:
c) il recupero ed il riciclo dei materiali costituenti i beni;
d) lo smaltimento di quanto non recuperabile da parte dei soggetti che gestiscono il servizio pubblico.
In concreto, però, non veniva prevista alcuna struttura che si occupasse di questa cosa e veniva solo stabilito l'obbligo per i venditori di ritirare frigoriferi, computer,televisori, lavatrici e condizionatori fuori uso nel momento in cui avessero consegnato un prodotto nuovo.
L'idea del recupero dei beni durevoli viene ripresa dal DL 25 luglio 2005, n. 151
che stabilisce le norme relative ai RAEE , ovvero le apparecchiature elettriche ed elettroniche fuori uso. ( ulteriori dettagli su wikipedia, che riporta anche l'elenco dei consorzi che se ne dovrebbero occupare )
La separazione di tutti gli apparati elettrici dal resto dei rifiuti, e, soprattutto, dalla frazione organica, è fondamentale, in quanto sono prprio alcuni componenti elettrici ed elettronici le principali fonti di quegli elementi chimici ( mercurio, piombo, cadmio..) che possono rendere problematico l'utilizzo del compost prodotto dalla frazione organica.
Il modo migliore perchè ciò avvenga è instaurare il principio che NESSUN OGGETTO FUORI USO ( ne, tantomeno, ancora utilizzabile) deve finire nel rifiuto indifferenziato. Per questo devono essere immediatamente attivate le cosiddette "riciclerie" ove i cittadini possano conferire qualsiasi tipo di oggetto fuori uso ( dall'accendino al mobile ) ma si potrebbe anche attivare il principio di una raccolta "porta a porta" con cadenza settimanale per qualsiasi tipo di oggetto fuori uso ma "pulito".
E sarebbe buona cosa se al lavoro di cernita e recupero, partecipassero, come tirocinio obbligatorio, tutti gli allievi ingegneri.
In Italia, l'attuale assetto del sistema di raccolta /riciclo/smaltimento è in massima parte determinato del famoso decreto Ronchi del 5 febbraio del 1997, che viene poi sostituito dalla quarta parte del D.L 3 aprile 2006, n. 152 che sostanzialmente ne mantiene l'impianto.
Anche se non troppo esplicitamente, il decreto individua nei fatti, nell'ambito dei rifiuti urbani, tre grosse categorie di materiali riciclabili: l'organico, i rifiuti da imballaggi, i beni durevoli.
Il rifiuto "umido" da destinare al compostaggio, è individuato nel punto "q" dell'art. 6 e nel punto "p" del comma 2 dell'art.18
La categoria alla quale viene dedicata più attenzione ( e che, in effetti, costituisce la frazione più abbondante dei rifiuti urbani ) è quella dei rifiuti da imballaggio, regolamentata negli artt. dal 34 al 43 del decreto Ronchi e negli artt.dal 217 al 226 del decreto 152 / 2006.
Per gestire questo tipo di rifiuto (bottiglie e flaconi di plastica, bottiglie di vetro, lattine, scatole di cartone...) viene costituito un apposito organismo, il CONAI che a sua volta si articola in 6 consorzi, ognuno dei quali si occupa di uno specifico materiale: carta, plastica, alluminio, acciaio, vetro , legno .
Il funzionamento del sistema è garantito dal contributo obbligatorio versato ai consorzi dai fabbricanti di imballaggi : il CONAI paga ai comuni il materiale che viene raccolto nelle campane, lo seleziona e a sua volta lo vende a chi lo ricicla ( o lo usa come combustibile ).
Anche se nella prospettiva di "rifiuti zero" non è il massimo, in quanto non favorisce la riduzione degli imballaggi monouso, questo sistema, dove correttamente applicato, permette di recuperare fino al 90 % degli imballaggi che vengono messi in circolazione.
Inoltre assorbe anche quelle frazioni di rifiuto che, pur non essendo imballaggi, sono composti da un unico materiale, come i giornali, le pentole, il legno, alcuni oggetti di plastica.
Nell'art. 44 il decreto Ronchi tratta invece dei "beni durevoli per uso domestico che hanno esaurito la loro durata operativa" stabilendo alcuni principi importanti tra cui:
c) il recupero ed il riciclo dei materiali costituenti i beni;
d) lo smaltimento di quanto non recuperabile da parte dei soggetti che gestiscono il servizio pubblico.
In concreto, però, non veniva prevista alcuna struttura che si occupasse di questa cosa e veniva solo stabilito l'obbligo per i venditori di ritirare frigoriferi, computer,televisori, lavatrici e condizionatori fuori uso nel momento in cui avessero consegnato un prodotto nuovo.
L'idea del recupero dei beni durevoli viene ripresa dal DL 25 luglio 2005, n. 151
che stabilisce le norme relative ai RAEE , ovvero le apparecchiature elettriche ed elettroniche fuori uso. ( ulteriori dettagli su wikipedia, che riporta anche l'elenco dei consorzi che se ne dovrebbero occupare )
La separazione di tutti gli apparati elettrici dal resto dei rifiuti, e, soprattutto, dalla frazione organica, è fondamentale, in quanto sono prprio alcuni componenti elettrici ed elettronici le principali fonti di quegli elementi chimici ( mercurio, piombo, cadmio..) che possono rendere problematico l'utilizzo del compost prodotto dalla frazione organica.
Il modo migliore perchè ciò avvenga è instaurare il principio che NESSUN OGGETTO FUORI USO ( ne, tantomeno, ancora utilizzabile) deve finire nel rifiuto indifferenziato. Per questo devono essere immediatamente attivate le cosiddette "riciclerie" ove i cittadini possano conferire qualsiasi tipo di oggetto fuori uso ( dall'accendino al mobile ) ma si potrebbe anche attivare il principio di una raccolta "porta a porta" con cadenza settimanale per qualsiasi tipo di oggetto fuori uso ma "pulito".
E sarebbe buona cosa se al lavoro di cernita e recupero, partecipassero, come tirocinio obbligatorio, tutti gli allievi ingegneri.
venerdì 8 febbraio 2008
Frazione organica: che fare ?
Mentre raccoglievo i materiali per Fantaecofiaba, uno dei primi audiovisivi che ho realizzato sul tema delle raccolte differenziate, mi imbattei nella ristampa di un volume della seconda metà del '700 "I mestieri che vanno per via nella città di Venezia" dove l'autore, Gaetano Zompini, ad ogni mestiere dedicava un disegno - un'incisione su rame - e una terzina. Alcuni di questi mestieri avevano a che fare con quello che oggi chiamiamo riciclo: c'era quello che girava per le strade a comperare stracci e ferro vecchio, quello che vendeva oggetti di vetro prendendo però anche in cambio vetri rotti da rifondere, ma quello che più mi interessa, per il discorso che voglio fare qui, era un tizio con una grossa cesta e una pala che si appresta a salire su un gondolino e la cui terzina dice:A ingrasar orti, e vigne schena, e brazzi
Me sporco e stracco, e porto via scoazze:
E sta nette par mi case, e palazzi.
(per chi non ha dimestichezza col veneziano, le scoazze sono la spazzatura)
Il nostro uomo, quindi, veniva pagato dagli agricoltori perché portasse loro la materia prima per concimare vigne e orti, e, come conseguenza, liberava le abitazioni dalla spazzatura.
Del resto, come ho scoperto recentemente nel blog di Federico Valerio, appena qualche anno più tardi Goethe descrive ammirato un'analoga raccolta dell'"umido".... a Napoli.
Ma perché questo ciclo virtuoso che riportava nelle campagne i resti della materia organica che veniva consumata nelle città si interruppe ?
Il motivo principale fu molto probabilmente l'introduzione dei concimi industriali nel corso del 1800: farine d'ossa provenienti dai grandi macelli cittadini, nitrato dalle miniere del Cile; in seguito alla prima guerra mondiale vi fu una grande offerta di Nitrato Ammonico (dall'industria degli esplosivi) e di Scorie Thomas (dall'industria siderurgica), che aprirono la strada agli attuali processi di sintesi chimica.
Ciò di cui i contadini e gli agronomi non si resero conto è che l'uso dei concimi sintetici, assieme alla pratica delle arature profonde, provoca progressivamente una drastica riduzione della quantità di sostanza organica presente nel suolo - il famoso humus - con un conseguente netto peggioramento delle proprietà strutturali del terreno, in particolare la capacità di trattenere l'umidità e conseguentemente gli stessi fertilizzanti sintetici che vengono portati via dall'acqua invece che rimanere a disposizione delle piante.
Ora che molti terreni sono al limite della desertificazione il mondo agricolo sembra aver preso coscienza di questo problema, e la domanda di sostanza organica da aggiungere al terreno è in costante aumento.
Ci troviamo quindi in questa assurda situazione per cui i cittadini campani producono 2000 tonnellate al giorno di rifiuti organici che rendono inutilizzabili gli altri materiali con cui sono miscelati mentre gli agricoltori campani importano da fuori regione la sostanza organica di cui hanno bisogno per ripristinare la fertilità dei terreni.
Non bisogna poi dimenticare che aggiungere sostanza organica al terreno vuol dire sottrarre anidride carbonica all'atmosfera, cosa che rappresenta un valido contributo alla riduzione dell'effetto serra.
E' chiaro quindi che raccogliere separatamente la frazione organica e destinarla alla produzione di compost per le colture agricole è una soluzione di gran lunga più razionale che non incenerirla o sotterrarla in una discarica. Un breve video che spiega i principi del compostaggio si può trovare qui:
Il punto più delicato di questo processo è la raccolta del materiale organico, che non deve in alcun modo essere contaminato da elementi inquinanti o che comunque disturbano il processo di compostaggio, come ad esempio pile o pellicole di plastica.
Si è visto in genere che, più grande è la città, peggiore è la qualità del materiale raccolto.
Una modalità che a mio avviso può dare più garanzie è la raccolta condomino per condominio effettuata con contenitori marcati che arrivano fino al sito di compostaggio.
Possiamo descriverla cosi: ogni due o tre giorni un signore con un furgoncino ritira il bidone (identificato da un codice a barre e dal nome del condomino) e lascia giù un analogo bidoncino vuoto. I bidoni arrivano al sito di compostaggio (sia esso un impianto o un'azienda agricola) che li svuota e che, conoscendo la provenienza di ognuno, può far avere indicazioni opportune al condominio che abbia inviato materiali non idonei.
E' evidente che se il sito di compostaggio è molto lontano il trasporto diventa molto oneroso. In questo caso si potrebbero realizzare dei piccoli siti di trasferenza "di quartiere" dove effettuare la verifica del materiale prima di inviarlo a destinazione e dove tenere i bidoni per il cambio.
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